aprile 28, 2014 aprile 28, 2014

RABBIA!

Rabbia pura, distillato d'ira.
Nemmeno Lady Macbeth nel suo famoso

Venite o spiriti che presiedete i pensieri di morte.
Cancellate il mio sesso e riempitemi dalla corona ai piedi della più cieca crudeltà.
Fate denso il mio sangue.
Sbarrate la strada e il passaggio al rimorso, che nessun repentino riflusso di natura ostacoli il mio fermo proposito.
Venite dunque al mio seno di donna e succhiatene il latte in cambio di fiele, voi ministri del crimini, dovunque siate, invisibili forme al servizio della natura malvagia.
Vieni densa notte e ammantati del fumo più buio dell’inferno, che il mio aguzzo coltello non veda le ferite che infligge né il cielo possa sbirciare oltre la coltre nera e gridare “Ferma! Ferma!”

è così incazzata!
Odio l'umanità tutta! Alcune persone più di altre, ma tutte meritevoli di un calcio in culo senza passare dal via.
Mi dispiace per voi, per i miei venticinque amici (semicit.), ma non mi vedrete MAI PIU' come prima.
VAFFANCULO!
aprile 09, 2014 aprile 09, 2014

Miss Dieta di Ferro

M: - Mi rompo

R: - Pensavo volessi uscire per un aperitivo

M: - Ma guarda. Ame nn dispiacerebbe per niente

R: - Appunto

M: - Per l'aperitivo é un pocu prestu

R: - Però si può prendere altro.

M: - Non mi tirare in ballo birre che sono a dieta e nn sto mangiando una minchia

R: - Per me un gelato è un aperitivo, per te è la cena

M: - No manco: ieri per cena me so magnata un finocchio

R: - Allora io prendo un martini e tu mangi l'oliva
marzo 31, 2014 marzo 31, 2014

Quotidianamente

Ma io non posso essere triste quasi ogni sera, sperduto in questa comunque splendida sequenza di massi appoggiati sul fondo del Mediterraneo.
Cioè, non voglio morire calabrese: non è il mio posto, non è la mia vita. E sebbene la vita sia solo un'illusione, per definizione, qui diventa in più desolazione.

Quasi quasi cambio il nome del blog.
marzo 28, 2014 marzo 28, 2014

Il dubbio ed il bisogno

Chi consola il consolatore?
marzo 17, 2014 marzo 17, 2014

Reiterrare

La domanda di oggi è: perché gli errori che facciamo sembrano sempre così maledettamente simili a quelli che abbiamo fatto in passato?
Perché le persone di cui ci innamoriamo hanno sempre troppe cose in comune con quelle che ci hanno fatto stare male fino allo spasimo?
E perché ora sto ancora male per il mio vecchio amore, quando c'è quello nuovo che mi stringe il cuore e lo stomaco?
marzo 10, 2014 marzo 10, 2014

E' solo un libro?


La risposta è che lo brucerei subito dopo aver capito di cosa si tratta.

Quando ho letto questo paradosso, mi sono venuti i brividi perché mi è già successo qualcosa di analogo.
Tempo fa cominciai a scrivere un racconto, che pian piano diventò esteso, tipo di una trentina di pagine. Raccontavo di un personaggio molto attento ai particolari, piuttosto scorbutico con la gente e coi suoi amici, il quale meditava di lasciare il suo paesello, stanco e insofferente.
Poi persi l'ispirazione per un periodo, ma mi accorsi che le cose che avevo scritto in quel libro stavano pian piano avverandosi tutte. Ho così sepolto definitivamente l'idea di continuare il racconto, terrorizzato da quella specie di palla di cristallo.

Ecco, ribadisco, brucerei quel libro immediatamente. Non ho altro che mi mantiene in vita: solo la speranza che domani sia meglio di oggi, in bilico tra la mera osservazione della realtà ed uno sfrenato pessimismo. Non leggerei mai la pagina di domani.
febbraio 19, 2014 febbraio 19, 2014

Sanremo 2014 - Seconda serata - Perché Sanremo è Sanromolo!

FRANCESCO RENGA

Cominciamo in bellezza, dai, su! Che dopo le Kessler ce ne vuole...

A un isolato da te

Che è successo alla Voce di Renga? Cos'è, è entrato nel Gen Rosso?
Voce calda ma senza i suoi consueti armonici, alquanto sfibrata. Non capisco, non capisco, non capisco.
Voto: 6, molto ampio.

Vivendo adesso

Un pianto. Vi prego, togliete l'i-Pad ad Elisa!
Voto: 4.


GIULIANO PALMA

Congiuntivite o look da straccione?

Così lontano

Canzone retrò, come nel suo genere, che forse va. Forse.
Voto: 5,5.

Un bacio crudele

Noi, nelle persone di io, Regulize e me medesimo, abbiamo gradito solo l'intro di batteria. Un secondo di goduria e basta.
Voto: 4,5.


NOEMI

Ma! Come! Si! E'! Conciata? Il corpetto coi missili perforanti ed una navicella di Space Invaders sulla Jolanda?!
E quel Maestro convintone, conciato ben peggio?

Un uomo è un albero

Al di là del concetto espresso dal titolo e della poca orecchiabilità della prima parte, il finale orchestrale è energico e convincente.
Voto: 7.

Bagnati dal sole

Continuano le metafore agricole della sciura Noemi-A. Secondo finale orchestrale, nel quale voce e parole diventano uno strumento come gli altri.
E questa canzone vince il festival. Sicuro!
Voto: 7.


RENZO RUBINO

E' sicuramente un antiberlusconiano: ha i calzini turchesi.

Ora

"Ora che stai pensando? Fermati e daMMi un voto!"
Voto: 5.

Per sempre e poi basta

Non è una canzone, è una sinfonia! Tutto tranne che orecchiabile, tutto tranne che semplice, tutto tranne che brutta.
Voto: 8, inclusa la trattazione sulla cheratite... ma purtroppo non è passata :(


Franca Valeri: un mito, un vero mito. Evviva Mamma'! Evviva i suoi novantasei anni e la sua bella faccia senza una ruga! Evviva la sua voce spezzata e la sua voglia di futuro!


RON

Non ce la posso fare. No.
Solo che c'ha sessant'anni e sembra mio coetaneo. Ho paura. L'invasione degli ultracorpi!

Un abbraccio unico

Ma che è sta roba, urla finali incluse?!
Voto: 2.

Sing in the rain

Ai limiti della piacevolezza, sia per il fischiettare, per la voglia che ti viene di battere le mani. Insomma, 'na cosa semplice, 'na cosa folk.
Voto: 5,5.


Claudio Baglioni. Un'istituzione, certo, ma chi si ricorda di canzoni dopo Mille giorni di te e di me? Praticamente sparito dalla memoria di milioni di persone dal 1988 in poi. E anche il viso è rimasto lo stesso.


RICCARDO SINIGALLIA

Sono innamorato della bassista. L'ho detto.

Prima di andare via

Bel ritmo, testo un po' così...
Voto: 6.

Una rigenerazione

Mah. La perplessità è proprio sulla parola "rigenerazione". E sull'orrendo finale.
Voto: 4,5.

Nota di merito per la pallavolista. Secondo me ha la testa a Gasperina e i talloni a Montepaone Lido.
Nota di assoluto demerito per lo spot di Coconuda: per una volta che ci siamo liberati da Sanremo di Gigi e la Patatangelo... ci troviamo uno spot di lei che canta ed occhieggia sexamente. Eddai, ma questa è istigazione a delinquere!


FRANCESCO SARCINA

Senza Vibratori? e mo vediamo...

Nel tuo sorriso

Perché urla come una star ucraina? Secondo me gli scoppiano le vene delle tempie, al prossimo brano.
Voto: 4.

In questa città

Contiene la parola più lunga della lingua italiana mai usata in una canzone (dopo "supercalifragilistichespiralidoso"): contraddistinguermi.
Sfidare la metrica: lo stai facendo benissimo.
Il problema è che non vince.
Voto: 4.


E ora VERA MUSICA con Rufus Wainwright! Che spettacolo! E "Cigarettes and chocolate milk" è una delle mie canzoni preferite (poi viene Poses... che se me la fa, io cado svenuto!).
(No, non me la fa)

E ora a nanna, che tardi s'è fatto e domani è presto!

(P.S. Babilonia di Diodato è BELLA! BELLISSIMA!)
febbraio 18, 2014 febbraio 18, 2014

Sanremo 2014 - Perché Sanremo è Sanromolo. (Ta-ta ta!)

Mi dissocio pubblicamente dall'inizio dedicato a De Andrè, il fatto che non mi piaccia è arcinoto. Pazienza, le mie gatte hanno gradito le coccole.

"Se chiama uno con la voce di Miguel Bosè..." me morto! :D

(Il titolo della canzone che passa in finale è in grassetto.)

ARISA

Giusto per dire, ma l'abuso edilizio non è quello della Littizzetto... per dire, neh!

Lentamente (il primo che passa)

Un bolero! Wow, che novità!
Le dissonanze! Caspita!
Voto: 5.

Controvento

Questa canzone da DOMANI, immediatamente, sarà in tutte le radio. Caruccia!
Orecchiabile ma per nulla semplice da cantare.
Voto: 7,5.


FRANKIE HI-NRG MC

Purtroppo non è proprio il mio genere. E non riesco ad immaginare un 44enne che fa rap a Sanremo.

Un uomo è vivo

"C'è un istante nel quale ogni uomo diventa suo padre / sua madre" Chiedo a semiologi, teologi e letterati un cortese aiuto per interpretare questo verso. In alternativa possono rispondermi anche andrologi, ginecologi, psicologi ed ottimi psichiatri.
Orecchiabile ma non buca.
Voto: 5.

Pedala

Minchia, è reggae.
(però buca più dell'altra...)
Voto: 2, senza però.

Ma gliel'hanno tradotta, "attaccate a 'sta banana", alla Castà? :D
Finalmente un'ospite che fa QUALCOSA! E anche divertente! E anche bella!


ANTONELLA RUGGIERO

Ha 61 anni e si comincia a vedere. Dappertutto tranne che nella voce.

Quando balliamo

Melodia sofisticata, ma buca poco pochino.
Voto: 5,5.

Da lontano

Organo Hammond? E allora siate più coraggiosi: VOLUME!
Purtroppo niente di che nemmeno questa canzone.
Voto: 5.


RAPHAEL GUALAZZI & THE BLOODY BEETROOTS

Non lo sopporto. Per niente. Con quell'aria da orsoyoghi saccente. E quel coso mascherato?

Tanto ci sei

Wow! Un coro gospel con tanto di tuniche nere! Forse per fare pendent con la maschera del coso?
Per non parlare del riverbero in stile piazzasanpietro...
Voto: 4.

Liberi o no

Minchia i melismi con tutti i registri di voce esistenti! E i guanti rossi del coro? E i Templari? e Rennes-le-Chateau?
Tante domanda alle quali non avremo risposta. Però il mio voto è...
Voto: 2,5.

Parliamo dei sessantanove anni della Carrà. Parliamo della sua energia. Parliamo della parodia della Littizzetto.
Ma non parliamo di Cha cha ciao. Vi prego!


CRISTIANO DE ANDRE'

Indovinate? Per osmosi la mia idiosincrasia si propaga anche alla seconda generazione.

Invisibili

Carino il ritornello in portoghese.
Voto: 5.

Il cielo è vuoto

Buono il climax ascendente, mi piace. Solo che il modo di cantarla mi ricorda un Vasco Rossi sedato.
Però se dovesse vincere sta canzone (perché secondo me passa questa...) io giuro che non commento più il Festival. A vita.
Voto: 6,5.


PERTURBAZIONE

Bello il gruppo allargato, violoncellista inclusa.

L'unica

Ironica al punto giusto: Erika, Angela, Monica, Arianna, Sara... sei sempre l'unica. Per volta.
Mi ricorda Mambo #5, mica è nuova come idea, ma fa stile.
Voto: 7.

L'Italia vista dal bar

Tanti luoghi comuni messi ben in fila e con una melodia accattivante.
Voto: 7.

Cat Stevens. Se vi dico che non lo conosco? Nel senso... ammetto che non è roba mia. MPC.


GIUSY FERRERI

Il taglio di capelli è voluto o è un incidente con la piastra?



L'amore possiede il bene

Il ritmo è carino, mai sentito niente del genere, a memoria.
Voto: 6

Ti porto a cena con me

"Portare a cena" e "passato", concetti messi insieme ripetutamente nel brano, indicano una cosa cheap a base di pasta e pomodoro?
Voto: 4



Ad occhio e croce, stiamo MOLTO sotto il livello medio di accettabilità dello spettacolo. Canzoni monotone, spettacolo piatto, Littizzetto sotto tono, Fazio vescovile.
Speriamo in una giravolta domani sera con le altre 14 canzoni, miei affezionati (!) lettori.
gennaio 29, 2014 gennaio 29, 2014

Tempus fugit.

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all'uomo e gli chiese:
- Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò e sorrise:
- Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi.
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

- Signore! - gridò Kazirra. - Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra della notte scendeva.

Dino Buzzati - 180 racconti - 1982