Sono riuscito finalmente a recuperare la serie "Succession", incentrata sulla lotta per la successione al potere della più grande industria dell'informazione americana, l'immaginaria Waystar-Royco.
Quattro stagioni, 39 puntate da circa un'ora ciascuna, e le ho viste con una media di poco più di una puntata al giorno.
La vicenda della successione al potere detenuto dal vecchio patriarca Logan Roy è fortemente "americana", poco comprensibile per noi italiani in alcuni meccanismi, ma in realtà è solo un pretesto. Tutto avrebbe potuto svolgersi in un film da un paio d'ore e nessuno avrebbe battuto ciglio, anzi. Sarebbe stato un filmone intrigantissimo! L'estrema lentezza con la quale vengono raccontate le strategie finanziarie è solo uno sfondo alla minuziosa descrizione delle personalità dei quattro figli, delle due mogli, delle due amanti, del resto della famiglia e del gruppo più stretto dei suoi collaboratori. Pian piano si scoprono le miserie, le fragilità, i traumi e i limiti della personalità di ricchissimi uomini che si muovono come formichine per accaparrarsi la briciola più grossa di uno sterminato patrimonio e del potere che esso regala.
È tutto talmente accurato che viene da pensare che i ricchissimi siano antropologicamente diversi dagli altri mortali. E invece no, anche il denaro diventa un pretesto per raccontare la perfidia umana. I personaggi potrebbero essere maliani, argentini, vietnamiti o di Torre Annunziata. La malvagità non conosce confini e non riconosce territori.
Dei personaggi, il più riuscito è quello di Roman Roy, incredibilmente interpretato da Kieran Culkin, fratello di Macaulay Culkin (sì, quello di "Mamma ho perso l'aereo"), meritatamente pluripremiato per il ruolo. Parafiliaco ed impotente, complessato, perfido, socialmente inadeguato e tendenzialmente incompetente come amministratore, il personaggio è reso alla perfezione. Viene da amarlo per le sue debolezze e da odiarlo per le sue battute.
Chi vince alla fine? Non ve lo dico.
Vi do un indizio: se volete offendere una donna senza che se ne accorga (sperando che non abbia visto la serie), chiamatela Shiv. Ditele che è un raffinato nome irlandese che vuol dire "forza"; non ci arriverà mai a pensare che è il diminutivo di Siobhan, che si pronuncia in modo molto simile a Giovanna in pugliese, l'unica figlia femmina di Logan Roy.
Buona visione!