Da "Quando gli dei abitavano l'anima" di Rocco Berloco, Gagliano Edizioni

I Greci lo avevano già detto con "prosopon": la persona è ciò che sta davanti agli occhi. Non ciò che si nasconde dietro, ma ciò che si mostra. Ciò che si offre allo sguardo perchè possa esistere. Diventiamo chi siamo perchè qualcuno ci guarda. Lacan non si fermò al bambino davanti allo specchio. Quel meccanismo, disse, non si esaurisce nell'infanzia: continua per tutta la vita. L'Io si forma e si trasforma attraverso lo sguardo altrui, attraverso le identificazioni che costruiamo via via che gli altri ci vedono in un certo modo, ci attribuiscono un nome, un ruolo, un valore, ci inseriscono in una storia. Non è dipendenza patologica. È la struttura normale dell'esistenza umana. Abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi per sapere chi siamo. Abbiamo bisogno che il nostro "prosopon", il nostro volto, la nostra forma, ciò che offriamo allo sguardo, venga ricevuto da qualcuno perchè diventi reale.