febbraio 08, 2011 febbraio 08, 2011
Un doppio salto negli Anni Ottanta



1- Esterno notte. Sono le 22 e c'è una ragazza che cammina a passo spedito sul marciapiede di fronte, con una busta dell'immondizia. In senso opposto arriva un 30-35enne vestito tutto di nero.

Lui si ferma davanti a lei: "Ci possiamo conoscere?"

Lei: "No."

Lui: "Ma nemmeno un bacetto?"

Lei: "Ma vallo a dare a quelli di casa tua!" e si allontana verso i bidoni.



Non accorgendosi che ne ha appena incontrato uno.



2- Esterno notte. Tornando dal consueto giro notturno, alle 2 di notte mi fermo davanti ad un distributore automatico di sigarette. Arrivo e trovo un ometto lercio e riccio di età non quantificabile (27 o anche 40 anni) in apparente stato confusionale, che armeggia con la macchinetta. Manca poco che la prende a calci, e allora gli consiglio di riinserire la scheda e di ricominciare l'operazione. "MA LEI HA I SOLDI MIEI!". Ecco, in quel momento preciso, una zaffata di fiatella all'alcool investe il mio viso. Un'altra alitata e mi sarei ubriacato!

Mi tengo a distanza, gli indico le operazioni da fare e... no... attacca bottone! "Sai, la macchinetta non funziona, i soldi finiscono dentro al tabbacchino, I SOLDI MIEI, capito? e non ti dà nemmeno lo scontrino" nel frattempo io compro le mie sigarette in maniera MOLTO veloce "sono andato dal tipo e l'ho gridato perché c'erano dentro al negozio LE MIE DUE EURO, ho sentito il rumore tic tic tic che rotolavano dentro e..." (tutto il discorso per due o tre volte in maniera sempre più dettagliata, fiatella inclusa: m'è sembrato di sentire anche un retrogusto di cotechino e lenticchie di capodanno)

"Scusami"

"Eh..."

"Devo andare a dormire, è molto tardi"

"Pure io"

"Ciao"

"Eh, sta macchinetta puttana, mi sentirà"



Eh, anch'io ne ho incontrato uno.
febbraio 05, 2011 febbraio 05, 2011
Ritualità/1

 

Stai lavorando. Il programma che stai creando ha tutta l’aria che funzionerà, è da stamattina che ci lavori e hai gli occhi a palla. Sei riuscito dopo una lunga trattativa a convincere il cliente che stai servendo, il quale perciò comprerà questa splendida lucidissima auto full optional da ottantamila euro. Guardi l’orologio, sono le 12.34. Stranamente oggi il soffitto ti sembra grigio invece che bianco, e anche il monitor sembra più scuro. Controlli la luminosità e il contrasto dello schermo. Inviti il cliente alla scrivania per i dettagli del contratto, i sorrisi si sprecano. Accanto c’è un panificio che spande l’odore all’interno della tua stanza, del tuo locale… odore di focaccia calda. No, il monitor non va bene, sembra sempre troppo chiaro o troppo scuro. E scruti l’albero di fronte, che ha perso quasi del tutto le foglie: quest’autunno è veramente più caldo del normale. Lui vuol far trasferire l’auto a Bari, lontana decine di chilometri da qui, e ti chiedi perché non può farlo da solo. Guardi l’orologio, sono le 12.46. Trovi carina la tipa del palazzo di fronte, ma non come quella del terzo piano, s’intende. Chiami il call center perché ti dicano loro come fare, o se magari a Bari c’è un’auto identica a questa. Guardi l’orologio, sono le 12.52. L’orologio del PC non è sincronizzato con quello al polso, ci metti pochissimo a cambiare l’orologio di sistema. Però anche il desktop ha bisogno di una sistemata. La sede centrale ti dice di chiamare la concessionaria di Bari. Guardi l’orologio - che profumo! - sono le 12.57. Salvi il file, controlli se i download proseguono, chiudi la porta e scendi al panificio. Fingi di chiamare Bari e rimandi a casa il cliente. L’appuntamento slitta al pomeriggio. Quindi abbassi la saracinesca ed esci a prendere un po’ di focaccia.

Guardi l’orologio, sono le 13.01. “Buongiorno, mi dà mezza ruota di focaccia?” “Per me l’altra metà, grazie.”

 

Ritualità/2

 

Ah, questa chiacchierata ti piace proprio: da troppo tempo non parlavi così a lungo con un amico che sa ascoltare le tue paranoie, i tuoi sfoghi e che sa ridere con te! Guardi l’orologio, sono le 2.13. Ti rimetti il giubbotto in fretta e furia, saluti l’amico e torni a casa.

 

Ritualità/3

 

Giusto alla fine del film doveva scapparti?
febbraio 03, 2011 febbraio 03, 2011
Il Diamante



Mercoledì 26 gennaio 2011, finalmente la partenza per Genova. Una partenza tanto attesa, tanto desiderata, da anni.



Il volo mi lascia un po' sconvolto. Il Boeing 737 Ryanair è stretto come un pollaio a batteria: mi ritrovo sull'ala, con le ginocchia in bocca, il giubbotto troppo ingombrante tra le braccia e fa caldo oltre misura. Mentre sotto di noi l'Italia è completamente ricoperta di nuvole e neve. Hostess e steward condannati a vagare nei corridoi cercando di piazzarti snack improponibili a prezzi da strozzo, profumi, gratta e vinci, orologi, gadget... E alla fine, un ORRENDO jingle che annuncia l'atterraggio riuscito, con l'immancabile applauso pecoreccio. Cominciamo bene, penso.



Appena fuori dall'aeroporto, incontro dal vivo per la prima volta il mio ineffabile amico di sempre. Non so cosa pensare, tranne "ommioddio in che mani mi sono messo". :D



Non sapevo però che la prova più grande doveva arrivare di lì a pochi minuti...



  Il bed & breakfast (ma sarebbe meglio definirlo "bad & coffee")



  Una stanzetta-cubicolo in un gigantesco appartamento in centrolevante, abitato da una donna, sua madre e due cagnetti bercianti.

  La proprietaria cerca di proporre un'amicizia tra me e i cani. Rifiutata prontamente! In subordine, per rendersi simpatica, mi propone di rispondere alle domande di "Chi vuol essere milionario". Cedo per qualche minuto, ma mi rendo conto che potrebbe essere la mia fine. Via, subito in stanza! E al diavolo i cagnetti molesti!

  L'anziana sorride con gli occhi stretti e con la fissità tipica di un mix fatto da demenza fronto-temporale, ipoacusia e dentiera di Michele Cucuzza*. Da sognarla di notte, credetemi!

  E non sarebbe nemmeno l'incubo peggiore, in un appartamento dove il pavimento non vede uno straccio dal 1978, i nemici dell'igiene sono grandi come funghi porcini e i ragni nel bagno ti aprono perfino il rubinetto dell'acqua calda! Al prezzo di 30€ al giorno, quindi, col posto letto, ho ricevuto anche il caffè e due biscotti ogni mattino e la possibilità concreta di contrarre la legionella. Un affare, un affarone!



Genova è meravigliosa, un po' cupa e gelida per tre giorni su cinque, ma quando il cielo decide di illuminare i suoi tesori, allora riesci a vivere come un genovese, sospeso tra monti e mare, tra incantevoli palazzoni liberty e vicoli incorniciati da case scrostate. La sua storia è talmente grandiosa che tornarvi dopo quasi tredici anni è stato come averla lasciata l'altro ieri.



E ai giri con l'amico fraterno si alternano le cene con una coppia di amici (più bimba) della mia città, ormai lì da anni. E quindi Quarto, Boccadasse, Foce, il parco Govi, il Belvedere, la Fiumara, Sampierdarena, Recco, il Porto Antico, il museo del Risorgimento con una delle quattro versioni del celeberrimo "Bacio" di Francesco Hayez... tanti brividi uno dopo l'altro.



E poi Torino. Fino al giorno prima ero assolutamente incerto se andarci... proprio perché avevo attraversato la manifestazione della FIOM-CGIL [io fotografavo tranquillo i telamoni di un palazzo liberty, mi affiancano minacciosi due camalli stagionati e mi fanno "EH NO, NON E' IL CASO!" e io "Eh, scusate, figuriamoci", riponendo la fotocamera diligentemente... O_o] e non sapevo quale fossero gli sviluppi. Non solo, ma c'era anche il pericolo neve! Infine, sabato 29 mi sveglio alle 7, mi lancio a Brignole alle 7.40 senza sapere gli orari, o la va o la spacca! Compro i biglietti A/R per Torino, partenza alle 8.20. Salgo sul treno, mi accomodo e... il treno PARTE alle 8.10!!! AIUTO! DOVE VA? Lo chiedo al controllore che fortunatamente è salito dietro di me... "Va a Milano!". EH? A MILANO? MA IO DEVO ANDARE A TORINO! "Scenda a Principe e prenda il treno dopo". Minchia che spavento. Così faccio, e alla fine arrivo a Porta Nuova, accolto da timidi fiocchi di neve.







Torino è maestosa, enorme, un po' malinconica direi. Beh, non c'è il mare. Non ci potrei mai vivere. Ma è una delle mie dimensioni ideali.

La Mole e l'ascensore panoramico... che figata MOSTRUOSA! Il Museo Egizio, un sogno da quand'ero bambino! Casasonica, il più recente dei miei sogni musicali! Il Po, e un germano reale che vi sguazza!

Dopo sei chilometri a piedi in giro per il centro, torno a Genova FE LI CE!



Infine, una dedica. Al mio grande amico e fratello che mi ha ospitato e sopportato in questi giorni splendidi, al Diamante che gioca a fare il pezzetto di roccia. Grazie per avermi accompagnato, per aver spuntato alcuni aculei e grazie per non aver rinunciato all'irrinunciabile.







Ti voglio bene e te ne vorrò sempre.







* Da "Il mondo di Quark" (leggerlo con il sottofondo dell'Aria sulla quarta corda di Bach): uno degli effetti della demenza fronto-temporale è la perdita del senso del pudore, la disinibizione. Quindi il sorriso della vecchietta era fisso e cupido al punto che non sapevo se voleva mettersi nuda, se non mi capiva o se aveva la dentiera incastrata.
febbraio 02, 2011 febbraio 02, 2011
gennaio 24, 2011 gennaio 24, 2011
Ancora non ci credo!



Cinque giorni senza sentir parlare di calcio. Ritemprerò le mie orecchie e i miei due neuroni.
gennaio 12, 2011 gennaio 12, 2011
Delurking day (ché io sono uno alla moda!)



Giovani, fanciulli, cantori, donne, uomini, pervertiti, parcheggiatori abusivi, vecchie, bionde, bruni, ipertricotici, cuoche, divoratori di emozioni, ricchi, poveri e mezzani, e tutti gli altri normali ed anormali...



...se state leggendo, LASCIATE UN COMMENDO!







Sennò vi viene la diarrea a spruzzo e un brufolo sotto le palpebre!
gennaio 07, 2011 gennaio 07, 2011
Spinoza.it mi fa ridere



(Il mio primo post dell'anno è un'autocit.)




I format sono nocivi. Appiattiscono e sviliscono l’iniziativa personale e la creatività; raccolgono, sminuzzano, ricompongono le eccellenze fino a farle diventare omogeneizzate. Sì, proprio come le pappine delle quali non si riconoscono più gli ingredienti.



La commercializzazione è nociva. Dà cinicamente un prezzo a ciò che potrebbe tranquillamente continuare a non averne; regola artificiosamente l’accessibilità delle risorse a seconda del prezzo che si fissa per loro; riempie di messaggi indesiderati lo spazio – fisico, virtuale, televisivo – destinato alla risorsa.



La spettacolarizzazione è nociva. Devia l’attenzione del destinatario verso particolari scabrosi o negletti, quando questa dovrebbe essere indirizzata verso il nocciolo dell’oggetto in questione; provoca accanimento morboso nei confronti di piccole ed insignificanti informazioni di contorno, lasciando sfuggire le grandi potenzialità della risorsa; infine, provoca assuefazione e fa in modo che il destinatario chieda sempre di più e comprenda sempre meno.



Ora. Sia Berlusconi che Spinoza credo rientrino nello spettro della spettacolarizzazione, della commercializzazione e dell’assoggettamento ad un format, rispettivamente per la politica e per la satira e l’umorismo.

E’ importante però dire che il livello di nocività relativa dei due “offendenti” è completamente diverso. Berlusconi è il capo del Governo e con le sue scelte influenza in ogni momento il nostro stile di vita, la quotidianità, la dieta alla quale si sottopone il nostro portafogli. Spinoza… beh… basta non cliccare e non ci fa nulla. Per la serie: “se un albero in Amazzonia cade e noi non lo sentiamo, è mai esistito? è mai caduto?”.


dicembre 31, 2010 dicembre 31, 2010
Addio 2010



Fra poco porterai via i tuoi ultimi respiri, i tuoi ultimi secondi, mentre in Nuova Zelanda già non ci sei più da un pezzo e la gente dorme nel 2011.

Volando per non so dove, ti porti via il mio amico più caro, cacciato via dalla tua complice prediletta, la mia impulsività.

Porti via con te le tre cose alle quali più tenevo al mondo: il mio gruppo di amici, il mio coro e il mio gruppo di percussioni. Negli ultimi dieci giorni sei riuscito a metterti sulle spalle un peso così grande: 15 anni di amicizia, 8 anni di coro e 4 di percussioni.

Porti via anche i cinque chili che avevo perso e i quattro mesi senza sigarette, per non farmi sentire eccessivamente l'horror vacui. Lo so, lo fai per me.



Visto che vai via, e che non ti vedrò più, ti prego... prima di andartene definitivamente, accogli il mio sereno, cordiale e consapevole VAFFANCULO.



Amen.
dicembre 18, 2010 dicembre 18, 2010
Personalissimo Post sotto l'Albero 2010




Col naso in su




Per le strade di una grande città un bambino vaga da solo alla ricerca di un po’ di calore. Si avvicina il Natale e tutti si affrettano a comprare regali per i propri cari, giocattoli per i più piccoli, biglietti di auguri per i parenti lontani. Il bambino gioca con le nuvolette di fiato, soffia sulle mani e le risucchia, poi soffia ancora per scaldarsele, continuando a camminare in quella via piena di luci. Talvolta si perde nelle luminarie, conta le lampadine, di filo in filo si incanta ed inciampa nei piedi dei frettolosi passanti. I palazzi sono troppo alti, gli sarebbe piaciuto vedere anche qualche stella vera, per confrontarla con quelle elettriche nelle vetrine dei negozi. Ahmed gira per le strade col naso in su, cercando tra gli spicchi di cielo nero le stesse stelle del paese di suo padre, quelle mille stelle che parlano ai bimbi di dolci e calde notti. Inciampa in una mattonella sconnessa e cade; non piange, si rialza e ricomincia a camminare guardando in alto. Soffia ancora tra le mani, il calore effimero del fiato placa per qualche istante il freddo. Un fiocco di neve. Un altro. Ahmed segue con lo sguardo i fiocchi che, usciti da qualche buchetto del cielo nero, scendono lenti. Forse le stelle sono i buchetti dai quali escono i fiocchi. Forse sono piccoli pezzi di sole che cadono. Il bambino corre a bocca aperta per riuscire a mangiarne qualcuno, per riscaldarsi un po’. I fiocchi sono veramente tanti, pungono il viso, sono freddi, ma se solo riuscisse a mangiarne uno, sarebbe bellissimo. Se solo riuscisse a mangiarne uno, potrebbe sorgere il sole per riscaldare la terra. Ahmed salta e poi serra le labbra. Se solo riuscisse a mangiarne uno, fiumi di cioccolata fusa comincerebbero a inondare le strade.



Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri. SETTE. Potrei comprarmi una villa gigantesca in Sardegna, in riva al mare, con una dépendance per gli amici, che potrebbero venire a trovarmi quando vogliono. E, a bordo piscina, fare l’alba ogni notte e poi dormire tutto il giorno. Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri. VENTUNO. Mamma mia, farei il giro del mondo più volte, senza bagagli, senza pensieri, con le persone più care. Sarebbe festa tutto l’anno. Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri. CINQUANTUNO. Meglio che ora torni a casa, è tardi e la mamma avrà sicuramente già messo la pentola sul fuoco. Che bel giubbotto, proprio il colore che mi piace. Per Natale potrei regalarmelo. Chissà quanto costa. Trecentosessantanove euro. Ammazza. Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri. Sessantanove più tre. SETTANTADUE. Quante lampadine quest’anno, sono proprio deliziose. Due quattro sei otto dieci dodici. Il tram. La targa. 789. Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri.  Settantotto più nove. OTTANTASETTE. Quattordici sedici diciotto. Sarà l’ultimo dei sei numeri. Ventisei ventotto trenta. Ma vedi un po’ se devo stare col naso in su a contare le lampadine. Cinquantadue cinquantaquattro cinquantasei. Se solo riuscissi a mettere in fila quei sei numeri. Ottantadue ottantaquattro otta… MA CHE… BAMBINO, E GUARDA DOVE METTI I PIEDI! Ma guarda un po’ questo sbadato che guarda in aria! Ho perso il conto! MERDA!